Il ruolo degli avvocati nella comunicazione di crisi – Diritto 24 –

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Scandali finanziari, produttivi, disastri ambientali, morti bianche e casi di corruzione: spesso gli aspetti giuridici e quelli mediatici si intrecciano e il ruolo giocato dei consulenti legali è determinante per la buona riuscita della gestione e della comunicazione di crisi.
Per qualsiasi tipo di organizzazione una crisi rappresenta al tempo stesso un rischio da calcolare preventivamente e un’opportunità: per questo motivo le organizzazioni maggiormente strutturate hanno al loro interno un Crisis team, il comitato di comando in caso di emergenza. Il Crisis team è idealmente composto dalla rappresentanza dei vertici aziendali insieme a: il Responsabile dell’Ufficio Legale, il Responsabile della comunicazione, il Capo addetto stampa e i responsabili aziendali delle diverse aree di vulnerabilità individuate.
Questo team ha lo scopo di analizzare e prevedere i rischi, definire le modalità di intervento e gestire ogni azione in maniera coordinata e tempestiva durante l’evento.
Non tutte le organizzazioni sono però dotate di questo strumento e quando si ritrovano improvvisamente a dover affrontare una crisi, i legali diventano i loro portavoce ufficiali.
Sebbene sia auspicabile che ogni intervento parta dai vertici aziendali, i consulenti legali sono spesso chiamati per primi a comparire nelle dichiarazioni ufficiali. Anche quando le comunicazioni sono a carico del management o della proprietà, il legale è coinvolto nel tentativo di far coincidere la posizione dell’azienda con la sua strategia di difesa giuridica.
Per quanto concerne gli aspetti più propriamente inerenti alla comunicazione di crisi, l’atteggiamento ideale in caso di difesa legale, sembra non coincidere con quello di difesa della reputazione aziendale: la prassi più diffusa da parte degli avvocati è infatti quella di suggerire al management e ai vertici di tacere, sperando che il clamore mediatico, in mancanza di dichiarazioni e nuove informazioni, si attenui. L’attenzione mediatica invece spesso aumenta, nutrendosi, in mancanza d’altro, di gossip tendenzialmente dannosi per l’organizzazione.
Il management si affida completamente al giudizio del legale perché spaventato dalle possibili conseguenze. Tuttavia, se una causa può avere effetti negativi sull’azienda, una crisi reputazionale può costare la sua stessa sopravvivenza.
La crisi di per sé e tale quando le informazioni in circolazione sui fatti diventano di dominio pubblico e aumenta il livello delle news disponibili.
Queste condizioni incrementano il livello di panico all’interno delle organizzazioni e vista anche la rapidità con cui si muove l’informazione, il rischio “immobilità” è tanto probabile quanto da evitare ad ogni costo.
L’informazione va gestita il più possibile: non comunicare significa concedere ad altri -compresi i competitor – l’opportunità di farlo.
E’ inoltre indispensabile reagire in tempi molto rapidi: le prime 24 ore sono cruciali e con la diffusione dell’informazione via social media e le redazioni online reagire velocemente è diventato ancora più importante.
Una delle principali regole per una buona gestione della comunicazione di crisi consiste nell’assumersi la responsabilità di quanto accaduto. Questo non significa assumersela formalmente davanti alle Autorità o a un giudice: significa prendere a cuore quanto accade all’interno o per mezzo della propria organizzazione. L’opinione pubblica si aspetta che le organizzazioni si comportino in maniera coerente e responsabile. Mostrare attenzione, partecipazione ed empatia è un’altra strategia utile da adottare in questi casi: serve a stabilire un rapporto emotivo con il pubblico, anche al fine di predisporlo successivamente a ricevere una risposta razionale.
E’ indispensabile comprendere che i media lavorano su logiche completamente diverse da quelle dei Tribunali: per stampa e pubblico il silenzio, il chiamarsi fuori dai fatti o una dichiarazione fatta troppo tardi, rappresentano una conferma alle accuse e un totale disinteresse verso quanto accaduto.
Per questo motivo è bene che gli avvocati siano consapevoli fino in fondo dei rischi che una cattiva gestione della comunicazione porta con sé e concordino con i referenti della comunicazione aziendale, delle strategie in grado di sostenere le esigenze di entrambi.

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